Il rifugio degli introversi e le ferite del CorpoDio

L’introversione è un tratto della personalità a cui, nel senso comune, spesso si fa riferimento per identificare una persona poco incline alle relazioni sociali, ritirata in sé stessa e con poche amicizie.

L’introversione oltre che un tratto della personalità che distingue alcuni può anche essere letta come il risultato di un uomo ferito a morte che per salvarsi si allontana dalla realtà, dissociandosi. Ci si rifugia in un mondo diverso da quello esterno, ci si estranea, si esce di scena e si va sullo sfondo a volte per sopravvivere, per schivare i colpi feroci che arrivano da fuori: gesti, parole, suoni detti male che arrivano non troppo distanti da quelli di bombe o di spari di mitragliatrici.

Sensibilità particolari ci distinguono. Ci si chiude, si scappa, quando ci si scortica, quando si viene “violentati”. Se fuori è bello, non c’è motivo di stare barricati in casa. Eppure alcuni si barricano, si inventano mondi che preferiscono a quello reale, alcuni di questi vengono classificati sul fronte dei tratti della personalità come “schizoidi”.

Possiamo per un attimo uscire dalle griglie delle diagnosi. Se vedi un uomo e una donna stare nel silenzio, apparentemente cullati dalle parole dette da altri, dietro quello può nascondersi un esercito. Militanti pronti a difenderlo, vigilanti che attenzionano le mosse e disposti a scattare al primo allarme.

Poi a volte il fuori cambia, cambia il pianeta in cui ci si ritrova, ma l’esercito non getta la spugna, sembra non voglia saperne di ritirarsi. Cosa si fa in questi casi? Se nel più dei tuoi anni la guerra c’è stata davvero, come cancelli i segni di quell’esperienza? Il corpo ti avverte prima e cancella dopo quei segni lí. Il più delle volte non li cancella mai, quelli rimangono indelebili. Il Corpodio rimane in allerta ancora per un po’, anche quando le bandiere dicono che davvero è finita.

Se fuori, gli altri col loro giudizio, armano una guerra emotiva, lanciano petardi di parole che puzzano e feriscono, non ha senso rimanere lí a guardarli, ad ascoltarli, per parare i colpi o restituirglieli. Bisogna spostarsi per proteggersi. Poi, a mente calma, è anche possibile ripensare al tutto. Perché mi sono recata in un posto così pericoloso? Cosa stavo cercando? Perché non l’ho cercato da qualche altra parte?

È questo l’errore di molti, il rimanere nell’orrore nonostante faccia dolore da tutte le parti. Ci si interroga mettendosi in discussione, “sono forse io il problema, sono forse io a vedere un problema che non esiste?” E mentre ci si interroga il Corpodio continua a stare male, ancora e ancora. Manda le truppe ripetutamente ad informarci sullo schieramento che dentro sta prendendo a formarsi. A volte passano giorni, mesi e anni prima che prendiamo a dare ascolto a tutto ciò.

 

Dovremmo smettere di voler combattere la cattiveria con la comprensione. La cattiveria esiste e ferisce e quando la incontriamo, che sia per una patologia o una brutta infanzia dell’altro che l’hanno reso cattivo, cambia poco. Comprendere ciò dovrebbe aiutare a mettersi al riparo prima, a correre prima in cerca di un rifugio. Perché invece spesso, quello che incastra è la speranza di poter salvare l’altro, di poterlo cambiare, di potergli dare un futuro migliore. Si paga tutto questo a caro prezzo, con morsi e lividi e anche di più, veri e propri traumi, su tutto il corpo. Serve molto più tempo per disintossicarsi e disinfettare dolori simili che non il premurarsi di aggiustare la propria bussola interna a priori. Cosa intendo per bussola?

Abbiamo quattro punti cardinali importanti dentro di noi: si chiamano pensieri, sensazioni, emozioni e comportamenti. Tradotti sarebbero: mente, cuore, pancia e piedi per terra.

 

Come impariamo a dare ascolto a questi?

Ritengo che solo una terapia efficace possa aiutare (nel tempo e grazie a lavori esperienziali specifici) a farci smettere di piangere per storie che fanno male. Solo una terapia può aiutare a trasformare l’esercito dentro in un mucchio di amici che ci vogliono nella loro vita. Perché ciascuno di noi vale, ciascuno di noi ha qualcosa di buono da dare, ciascuno di noi ha la propria missione e ha poco senso una storia che rimane irrisolta tra le mura di una stanza.

Ridare valore alla vita, a se stessi, agli altri è l’obiettivo fondamentale di ogni essere umano ed è ciò che può restituire un senso quando quel senso lo si è smarrito.

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